Adotta un affresco è un iniziativa di don Giuseppe Biselli, parroco della chiesa di Santa Maria Maggiore ad Assisi, e della restauratrice Manuela Elisei, che ha eseguito le indagini preliminari sullo stato delle opere in questione e valutato l’impegno economico per il restauro dei singoli affreschi.
L’iniziativa è indirizzata a tutti coloro che vogliono salvare una delle opere  rischio pagandone il restauro in cambio di una sorta di”paternità” dell’opera, testimoniata da una targa che verrà apposta in chiesa con le generalità del donatore.
Allo stesso verrà consegnato anche un “certificato” con la foto dell’opera adottata, corredata dalle informazioni storico-artistiche ad essa inerenti.
Tutti i cittadini sensibili alla sorte del patrimonio artistico del proprio territorio, possono così diventare committenti dei diversi restauri e decidere anche di destinarli – perché no?- ad un originale regalo di nozze, o d’altra natura, consegnando il destinatario ad un ricordo importante e duraturo.
Troveranno sicuro interesse per questa iniziativa anche le scuole di vario ordine e grado,i cui studenti potrebbero assistere in diretta al restauro degli affreschi e costruire attorno agli stessi percorsi didattici multi disciplinari,ma anche le imprese con tasse da “destinare”, gli istituti di credito e le istituzioni territoriali, in cerca di una pubblicità nuova  e “qualificata” alla loro presenza ed al loro operare.
Il parroco Don Giuseppe Biselli

La chiesa di S. M. Maggiore è stata la prima cattedrale della città di Assisi e questo giustifica l’altissima qualità delle pitture che ricoprivano le sue pareti.
Purtroppo ad oggi rimangono superstiti solo piccole porzioni di quegli antichi cicli di affreschi che erano il vanto della chiesa.
Per lo più si tratta di ex voto fatti eseguire da famiglie benestanti che, per ottenere una grazia chiedevano l’intercessione di un santo o di una santa e, ricevuta la grazia, commissionavano un affresco in ringraziamento.
Essi sono stati eseguiti in epoche diverse (i più antichi sembrano essere dei frammenti risalenti forse alla fine del XIII secolo; il più moderno è un ex-voto datato 1648) e questo aumenta l’importanza storica delle pitture, in quanto mostrano le ansie e i problemi delle persone e anche i santi che venivano venerati in differenti contesti storici.
Le pitture sono interessantissime anche dal punto di vista artistico: ricorrono tra gli autori nomi importanti come Pace di Bartolo e Girolamo Marinelli, e altri ancora potrebbero venire fuori dopo un accurato lavoro di restauro.
I frammenti di queste preziose testimonianze “galleggiano” sullo sfondo di un intonaco dipinto di giallo, che probabilmente cela ben più ampie porzioni di affreschi.
Ma l’attenzione maggiore va portata sugli ex-voto che ricoprono la parte bassa della parete della navata di sinistra e di quella centrale. Essi sono eseguiti “a buon fresco”, ma sono composti da un unico strato di intonaco applicato sopra la levigatissima pietra che compone la parete. Questo comporta un facile distacco dell’intonaco con conseguente crollo dell’affresco.
Aggravano la situazione i fedeli che, in occasione delle funzioni sacre o delle visite, si appoggiano alle pitture con le sedie o con la schiena, quando non incidono addirittura i propri nomi su tali pitture!
Personalmente ho avuto modo di verificare che dal 2004 ad oggi, il Santo Antonio Abarte (ricoperto dalle fiammelle che lo caratterizzano) della navata sinistra è notevolmente peggiorato, mostrando graffi che all’epoca delle prime osservazioni non aveva.
A partire dalle considerazioni sopra esposte ritengo di poter affermare che se non si interviene immediatamente , almeno sulle opere posizionate nella parete inferiore, nel giro di pochissimi anni queste andranno irrimediabilmente perse. Da qui l’iniziativa rivolta ai privati cittadini e alle istituzioni, perché intervengano ad evitare un danno così rilevante alla storia e all’arte del nostro territorio.
La restauratrice Manuela Elisei